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Un caso di ipertensione risolto con il Training Autogeno

Un giorno qualunque di qualche mese addietro un giovane di trentadue anni si rivolse a noi perché gli era stata diagnosticata un’ipertensione essenziale, quindi non riferibile ad uno stato patologico definito, di origine misteriosa. Non ricordava di avere parenti affetti dal suo stesso disturbo e soprattutto era certo di accusarne i sintomi solo da pochi mesi.

Un caso di ipertensione risolto con il Training AutogenoAlessio, così lo chiameremo, era stato un giocatore di football americano e terminata l’attività agonistica si manteneva in forma praticando il pugilato amatoriale nella palestra dove svolgiamo la nostra consulenza. Ci trovavamo in presenza di un uomo che era sempre stato sano e forte e mai aveva avuto problemi cardiaci, superando sempre le rigorose visite mediche agonistiche. Subito gli chiedemmo degli ultimi accadimenti della sua vita, se impegni particolarmente pressanti o dispiaceri lo tenessero “sotto pressione”.

La mente si esprime in modo simbolico, riflettendo i disagi dell’anima sul corpo, come il riflesso di un’immagine su di uno specchio. Alessio mi riferì che si era separato di recente dalla moglie e per assolvere ai suoi doveri economici verso di lei ed il loro bimbo, aveva dovuto incrementare sensibilmente il suo impegno lavorativo di gastronomo in un supermercato cittadino. Contemporaneamente aveva subito un calo del tono dell’umore, per altro normale dopo un trauma affettivo come la perdita della famiglia, iniziando a mangiare più del dovuto.

Quindi dovevamo ricercare la causa della sua patologia nell’ansia, nel disagio di vivere che oggi purtroppo colpisce tante persone. Alessio somatizzava il disturbo della sua anima portandolo a livello fisico. La pressione eccessiva da cui si sentiva schiacciare, si era concretizzata in una eccessiva pressione del suo sangue sulle arterie. Il male dello spirito era sceso nel corpo. L’aumento ponderale nell’ultimo periodo era stato di una decina di kg. Alessio, in preda alla tristezza, mangiava fuori pasto e colmava il vuoto affettivo con il cibo. Ovviamente l’aumento del peso corporeo aveva contribuito all’innalzarsi della pressione arteriosa. Decidemmo insieme che avrebbe cominciato al più presto a controllare le sue “intemperanze” alimentari e ripreso le sedute di allenamento in modo blando, ma continuativo, come non faceva più da tempo.

Però permaneva il problema di fondo, l’ansia che lo attanagliava e la sensazione di tristezza che accompagnava le sue giornate. Sicuramente un intervento di psicoterapia sarebbe stato l’ideale, ma il costo ed i tempi ci indirizzarono verso una forma semplice ed economicissima di autoterapia: il Training Autogeno. Quest’ultimo non sostituisce la psicoterapia e non permise da subito un interruzione della terapia antiipertensiva, ma fece diminuire da subito il dosaggio degli ansiolitici, fino alla sospensione.

Dopo pochi mesi, sensibilmente dimagrito, interruppe per sempre anche la terapia farmacologia antiipertensiva, su indicazione del medico sportivo. La pressione arteriosa era scesa da sola! Ovviamente non vi è stato nulla di miracoloso e sensazionale, diminuendo di peso automaticamente si riduce la pressione del sangue. Ma dove trovò Alessio la motivazione per controllare la sua alimentazione e riprendere con costanza i suoi allenamenti di pugilato? Nessuno in preda all’ansia o alla tristezza riesce ad avere la forza interiore per imporsi un comportamento virtuoso che elimini le cattive abitudini. Queste sono una compensazione a ciò che è venuto a mancare e che solo riottenendo un buon equilibrio con la propria anima si ristabilisce.

Il Training Autogeno che Alessio imparò da noi a praticare, in una fredda giornata autunnale, gli permise con i suoi sei esercizi di base di rilassarsi profondamente, da solo, a casa sua e senza il mio intervento. L’esercizio del peso e quello del calore lo portavano subito ad uno stadio ottimale di relax che scioglieva la sua tensione muscolare, quello per rallentare e regolare il battito cardiaco fu essenziale per ridurre la pressione arteriosa. L’esercizio del respiro calmava istantaneamente l’ansia ponendolo in uno stato di calma interiore. Imparò a visualizzarsi magro e in ottima forma fisica, a proiettare questo suo pensiero in modo positivo verso il futuro. Si vedeva come presto sarebbe tornato ad essere: tranquillo e felice. Stabilimmo insieme una formula autogena da pronunciare mentalmente alla fine delle sue sedute di relax. Questa agì immediatamente sulla sua fame “ansiosa”, che si ridusse fino a scomparire nel giro di alcune settimane. Come gli avevo predetto, se avesse praticato il training almeno due volte al giorno, in tre quattro mesi avrebbe risolto il problema dell’ipertensione. Cosa che regolarmente avvenne. La volontà di Alessio si accese attingendo alla forza dell’inconscio, che gli si era aperto durante il rilassamento profondo. Riuscì ad elaborare con meno sofferenza il fallimento del suo matrimonio, trovando nuove motivazioni per la sua vita nella parte più recondita della mente.

Oggi Alessio sta bene, non è più un iperteso, ma nuovamente un atleta sano e forte. Ha ritrovato il giusto peso corporeo, pur rimanendo un uomo robusto con una tendenza ad ingrassare da tenere sempre sotto controllo. Ma fino a quando praticherà con assiduità il training autogeno, come forma di igiene interiore, nutrendo la sua mente di messaggi ed immagini positive, sono certo che non avrà mai più problemi di tipo cardiologico. La ferita affettiva non è ancora del tutto cicatrizzata, però Alessio non è più ansioso e non si sente un fallito, soffre per la mancanza del suo bimbo, ma ha ripreso a guardare al futuro con speranza. Non è caduto nel tunnel nero della depressione, questa è la nostra grande vittoria.

Con l’aiuto del Training Autogeno lo abbiamo restituito alla sua squadra di pugili e soprattutto alla sua vita.

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